Archivio

Archivio Dicembre 2005

"Le Cronache Di Narnia" di Andrew Adamson

28 Dicembre 2005 4 commenti


Visto il successo planetario del genere fantasy, grazie alla trilogia del “Signore Degli Anelli” e alla saga di Harry Potter, perchè non portare sullo schermo (e riscoprire nelle librerie) i racconti di C.S.Lewis?
L’occasione non è sfuggita ai produttori (in questo caso la Disney) che hanno affidato al regista dei due Shrek la trasposizione del primo capitolo delle “Cronache Di Narnia” intitolato “Il leone, la strega e l’armadio” che introduce un mondo e i suoi personaggi con i quali probabilmente (dato il successo di pubblico) avremo a che fare per un bel po?.
Nella Londra bombardata dai nazisti i quattro fratelli Pevensie, Lucy, Edmund, Susan e Peter vengono mandati dalla madre lontano dalla città presso la casa di campagna del professor Kirke (Jim Broadbent), una residenza con molte stanze e mobili e sarà proprio in uno di questi, l’armadio del titolo, che i quattro entreranno per gioco ignorando la sua funzione di porta per un mondo parallelo, quello di Narnia.
Subito verranno accolti come dei messia per via duna profezia la quale dice che due figli di Adamo e due figlie di Eva saranno in grado di sconfiggere la perfida Strega Bianca (Tilda Swinton) e rompere il suo incantesimo che tiene l’intera Narnia sotto un interminabile inverno.Ad aiutarli un esercito d?animali e creature fantastiche guidate dal possente e saggio Aslan, il leone (doppiato in originale da Liam Neeson e dai noi da Omar Sharif, una scelta non molto convincente).
Scontato che la vicenda si concluda con la vittoria delle forze del bene, dopo ben due ore di sorprese e meraviglie digitali alle quali ormai siamo tutti abituati ma che in ogni caso fanno il loro effetto mentre il film è pieno zeppo di rimandi alle sacre scritture (dal leone che si sacrifica e, dopo esser stato schernito attraverso il taglio della criniera, risorge proprio come cristo) al ciclo arturiano del Graal e alla letteratura di Tolkien, di cui Lewis era amico e compagno di studi.
Sui riferimenti religiosi va detto che a produrre è la Walden Media, società di proprietà d’un esponente politico statunitense vicino alle posizioni dei teoconservatori e non per nulla il film vorrebbe avere una funzione educativa, essere, insieme al romanzo, una sorta di catechismo alternativo, un nuovo vangelo insomma. D?accordo, ma Lewis che cosa direbbe?

Categorie:Cinema Tag: , , , ,

"Natale a Miami" di Neri Parenti

27 Dicembre 2005 3 commenti

Forse con un po? di ritardo (la coppia Boldi-De Sica all’ultimo film insieme) mi aggiungo all’unanime voce che ultimamente contraddistingue molti critici cinematografici: SDOGANIAMOLI!
Il pubblico, in molti casi ben più ricettivo di certi “intellettuali”, d’altronde non ha mai disdegnato l’appuntamento natalizio con i film di Neri Parenti e quindi perchè farlo nel 2005, anno dell’ultima pazza avventura del duo milanese – romano?
Come ho letto su un quotidiano, non ricordo quale così come l’autore del pezzo, perchè si parla tanto male dei “cinepanettoni” dato che il panettone è ottimo? Effettivamente bisognerebbe mettere da parte quel certo snobismo, lo stesso che bocciò senza pietà le commedie degli anni ’70 ora tanto rivalutate e rendersi conto come, nel bene e nel male, ci si trovi di fronte a ritratti del nostro Paese e degli italiani decisamente più veritieri e onesti di qualche altro film con vane velleità intellettuali.
Certo, si tratta pur sempre della riproposizione del solito canovaccio, dei soliti personaggi e delle solite situazioni, ma è indubbio che si riesca a ridere e dato che il film esce a Natale, dove tutti vogliono essere allegri, la formula continua a funzionare.
Il mix di mete esotiche, relazioni extraconiugali, fraintendimenti sessuali, tradimenti, scambi di coppie etc. etc. Stavolta ha come sfondo la città di Miami e vede Boldi, appena lasciato dalla moglie per un’altra donna, accompagnare il figlio e i suoi amici in una serie di falliti tentativi di conquista mentre De Sica è alle prese col suo migliore amico (la new entry Massimo Ghini) che, zitto zitto, gli ha soffiato l’ex moglie e al tempo stesso respingere gli assalti di una nipote abbastanza procace e spinta.
Neri Parenti in ogni modo mostra anche una certa abilità dietro la macchina da presa, decisamente più tecnico dei vari Vanzina, Oldoini, Castellano e Pipolo, mentre la sua sceneggiatura mostra qualche leggera flessione di tanto in tanto.

Categorie:Cinema Tag: , , , ,

"A History Of Violence" di David Cronenberg

18 Dicembre 2005 2 commenti


Splendido apologo sulla violenza, il film di David Cronenberg stupisce per l?asciuttezza (circa 90 minuti) con la quale riesce ad esplicare questo tema in tutte le sue pulsioni e manifestazioni.
Tom Stall è un padre modello, proprietario di un dinner in un paesino della provincia statunitense, con una bella moglie e due figli. L?unione coniugale e quella familiare sono salde e fondate su principi morali solidi, in particolare proprio sul rifiuto della violenza, e sul dialogo come principale via per risolvere le questioni che quotidianamente c?impegnano.
Il suo mondo è però destinato a crollare per via di due balordi che irrompono nel suo locale e minacciano di compiere una strage ma prima che accada l?inevitabile in Tom scatta qualcosa che lo porta a risolvere a suo favore la situazione uccidendo i delinquenti.
Da questo momento in poi le cose non saranno più le stesse, con la stampa che tende a farne un eroe e dall?altro la comparsa di strani individui che sostengono di conoscerne la vera identità e il passato.
La loro insistente presenza in città e a ridosso della moglie e dei figli spinge Tom a un lento processo di rielaborazione della propria persona che lo riavvicinerà minacciosamente alla sua vera natura.
Il film riesce ad appassionare attraverso una vera e propria escalation di brutalità e ferocia che punta a smontare pezzo per pezzo la facciata di perfezione dietro la quale il protagonista sembra esser riuscito a celarsi per catapultarlo/ci nei suoi trascorsi da macchina per uccidere con delle vere e proprie esplosioni di furia omicida e di violenza che contamina anche gli altri personaggi, come il figlio maggiore che si ribella al bullo di cui è vittima e la moglie con la quale da vita ad una (bellissima) scena di sesso-lotta sulle scale di casa (mentre precedentemente ci era stato mostrato quanto tenero fosse il loro rapporto).
Cronenberg ripropone le sue ossessioni, dall?impossibilità di essere qualcun altro alla trasformazione radicale in qualcosa di mostruoso fino alla schizofrenia, all?intreccio di più realtà e allo scontro fisico, tutti temi di film quali ?La Mosca?, ?eXistenZ?, ?Inseparabili?, ?Crash? etc.
Menzione particolare per il davvero convincente Viggo Mortensen che, smessi i panni di Aragorn, si dimostra interprete profondo e multiforme mentre gli altri attori non sono da meno con Maria Bello, Ed Harris e William Hurt che offrono una buona prova.

"King Kong" di Peter Jackson

17 Dicembre 2005 1 commento


Il re è tra noi! E? finalmente uscito nella sale di tutto il mondo il kolossal di Peter Jackson che per la terza volta porta sullo schermo le imprese del gigantesco gorilla innamorato dell?attrice Ann Darrow.
I 180 minuti di durata sono di puro spettacolo, grazie agli straordinari effetti speciali utilizzati per ricostruire la New York d?epoca e la misteriosa e pericolosissima Skull Island, l?isola del teschio in cui risiede l?ultracentenario Kong, ultimo esemplare della sua specie.
Il film inizia nella Manhattan della Grande Depressione (gia mostrata quest’anno anche da “Cinderella Man”) dove la gente lottava per un pezzo di pane, una piatto di zuppa e un posto di lavoro.
In questo scenario si muove l’attrice di vaudeville Ann Darrow (Naomi Watts) che addirittura arriva, ormai affamata e disoccupata, a tentare di rubare pur di mangiare: scoperta finisce nei guai, ma viene salvata dal provvidenziale intervento del regista Carl Denham (Jack Black), licenziato dai suo produttori e dai quali è fuggito con tanto di attrezzatura e pellicola col girato del suo ultimo film.
In realtà il suo non è un atto generosità ma un’ astuta mossa per trovare un’ interprete per completare il cast gia imbarcato nell’impresa, all’oscuro però dai reali progetti dell’ambizioso cineasta.
Durante il viaggio Ann s?innamorerà del commediografo Jack Driscoll (Adrien Brody), anch’egli attirato con l’inganno da Denham, e diventerà l’oggetto del desiderio anche del gigantesco scimmione a cui verrà offerta in sacrificio cosa che per lei costituirà la fonte di salvezza dalle altre terribili creature dell?isola.
La prima parte è molto efficace nel mostrare le difficoltà della gente comune alle prese con la crisi economica e quelle del regista con i produttori (anche Jackson vide chiudersi molte porte in faccia prima del successo de “Il Signore Degli Anelli”) anche se questo non è lo scopo principale del film.
Decisamente riusciti i momenti di “tenerezza” fra Ann e Kong, con la prima impegnata a intrattenere quest’ultimo attraverso una serie di numeri e giochi d’abilità, e soprattutto le straordinarie sequenze d’azione: epica la fuga dei brachiosauri inseguiti dai carnivori, orchestrata magistralmente quella del duello tra Kong e i tirannosauri (con la scimmia che contemporaneamente combatte cercando di non far sbranare Ann) e infine quella sull’Empire State Building con l’attacco dei biplani intenti ad abbattere il “mostro”.
Altri momenti di lirismo si raggiungono nella scena al Central Park con Kong e Ann che ondeggiano su un lago ghiacciato quasi fossero su una giostra mentre terrificante è l’incontro da parte dell’equipaggio alla ricerca di Ann con dei ripugnanti insetti giganti, tra cui degli strani vermi che addirittura fagocitano uno dei membri della spedizione (giuro, una scena difficile da far digerire, tra l’altro tagliata nella versione del 1933 e per la quale il regista ha insistito perchè fosse mantenuta nel montaggio finale).
Insomma il film vale il costo del biglietto, Jackson fa emergere tutti i lati del suo cinema (Horror, fantasy e sentimentale), il cast è abbastanza azzeccato (Jack Black su tutti, con un personaggio che ricorda il giovane Orson Welles) e soprattutto gli effetti speciali sono sbalorditivi. Si aspetta ora il confronto con “Le Cronache Di Narnia”…

Categorie:Cinema Tag: , , , ,

"Broken Flowers" di Jim Jarmush

16 Dicembre 2005 2 commenti


Prima di essere travolti dall’ondata di kolossal e cinepanettoni ormai prossima, ecco un piccolo film che non si dovrebbe assolutamente perdere: “Broken Flowers”.
Già citato nella recensione de “L’Enfant” dei fratelli Dardenne, il film di Jarmush affronta come quest’ultimo il tema della presa di coscienza del proprio esser padre attraverso una trama che lo avvicina decisamente anche a “Non Bussare Alla Mia Porta” di Wim Wenders, uscito sempre quest’anno.
Come si può ben capire sono parecchie le pellicole “esistenziali” in circolazione ultimamente che hanno scandito l’ultimo Festival di Cannes dove appunto Jarmush si è aggiudicato il Gran Premio della giuria.
Come vi sentireste se un giorno vi fosse recapitata una lettera con scritto che siete padre di un ventenne che non avete mai conosciuto e di cui solo ora scoprite l’esistenza? E cosa fareste dato che la lettera non reca il nome del mittente? Due bei problemi per Don Johnston (Bill Murray), attempato don Giovanni che proprio non sa da dove incominciare visto che si vede costretto ad uscire dal suo isolamento e soprattutto sforzarsi di ricordare le partner (davvero tante) avute nel corso degli anni.
Stesa una lista abbastanza lunga e aiutato dal vicino di casa e aspirante detective Winston, Don parte per la ricerca con ben pochi indizi a disposizione e uno scopo: trovare, a casa della potenziale madre, una macchina da scrivere di colore rosa (lo stesso della carta della lettera e della busta).
Sostenuta dalla straordinaria interpretazione di Murray, attore troppo spesso sacrificato a ruoli secondari o sbagliati e solo ora scoperto da Hollywood, il film è davvero gradevole, brioso e soprattutto dotato di dialoghi intelligenti e con diverse battute davvero azzeccate così come il resto del cast: Jessica Lange (presente anche nel film di Wenders), Sharon Stone e Tilda Swinton che incarnano modelli femminili diversissimi e al tempo stesso curiosi e particolari.

Categorie:Cinema Tag: , , ,

"L’Enfant" di Jean-Pierre e Luc Dardenne

8 Dicembre 2005 Commenti chiusi


Ho potuto assistere all?anteprima di questo splendido film alla presenza dei due registi, i fratelli Dardenne
?L?Enfant? è una storia di inesperienza, di fuga dalle responsabilità e di maturazione. Ma è anche una lucida riflessione sulle difficoltà (economico/sociali) del vivere d?oggi? In Europa.
I protagonisti Bruno e (interpretati magistralmente da Jèrèmie Renier e Deborah François) sono due ragazzi ai margini della società, in una città, probabilmente belga ma che potrebbe essere di un qualsiasi paese europeo, che riescono a campare grazie a piccoli furti e astuzie varie.
A legarli e farli andare avanti è il loro amore che porta alla nascita di un bambino nei cui confronti si passa dal desiderio materno della ragazza ai dubbi del padre.
Visto come un ostacolo in più per la propria gia precaria situazione, Bruno non sa proprio come comportarsi finché la sua mente, buona solo per organizzare scambi di merce in cambio di denaro, pensa bene di vendere il piccolo. E? superfluo dire che la scelta sconvolgerà gli equilibri della coppia e avrà conseguenze radicali.
Un film profondo e vero, privo di qualunque artificio (camera a spalla, indagine psicologica e pedinamento dei personaggi ?alla Zavattini?, attori non o semi-professionisti) per un grado di realismo assai elevato che trova conferma nel riscontro quotidiano delle reali condizioni di povertà di molta gente addirittura costretta a impegnare il proprio figlio per tirare a vivere.
Un film su personaggi obbligati a confrontarsi con problemi più grandi di loro e con la necessità di crescere e maturare in fretta, magari controvoglia: il vero ?enfant? non è forse Bruno che dopotutto pensa e agisce come un bambino? (dopotutto i suoi complici sono loro stessi dei ragazzini).
Sulla ricerca del figlio perduto (o venduto) e sulla voglia di non assumersene la responsabilità può essere interessante un confronto con altri film usciti nello stesso periodo quali ?Non Bussare Alla Mia Porta? di Wenders o ?Broken Flowers? di Jarmush che proprio ai Dardenne ha conteso la Palma d?Oro quale miglior film, andata poi proprio all??Enfant?.

Categorie:Cinema Tag: , , , ,

"Harry Potter e Il Calice Di Fuoco" di Mike Newell

3 Dicembre 2005 3 commenti


Il miglior episodio della serie. Questo il mio giudizio su ?Harry Potter e Il Calice Di Fuoco? che ho trovato decisamente superiore alle precedenti trasposizioni cinematografiche dei romanzi di J.K.Rowling, la scrittrice inglese resa multimiliardaria dalle avventure dell?occhialuto maghetto.
Gli anni passano, sia per noi sia a Hogwarts, e di film in film la qualità migliora così come la recitazione del trio di giovanissimi attori che appaiono decisamente maturati (sono cresciuti in un baleno, con grande preoccupazione dei produttori) e soprattutto più convincenti.
Anche l?aspetto registico ha avvertito un cambiamento significativo: nel 2001 la saga era stata aperta da Chris Columbus, autore di ottime commedie (?Mamma Ho Perso L?Aereo? e ?Mrs. Doubtfire?) ma anche film eccessivamente melensi (come ?L?Uomo Bicentenario?), che aveva dato un impronta troppo ?fanciullesca? mentre ne ?Il Prigioniero Di Azkaban? di Alfonso Cuaron (?Y Tu Mamá También?) venivano affrontate le prime avvisaglie dell?adolescenza e il tutto assumeva un aspetto decisamente dark.
In quest?ultimo episodio Mike Newell non fa che sviluppare ulteriormente queste componenti con una maggior attenzione alle pulsioni ormonali dei tre protagonisti, creando atmosfere decisamente cupe e minacciose (negli Stati Uniti il film è stato addirittura vietato ai minori) e introducendo per la prima volta nella serie il tema della morte.
Ad aiutare Newell ha contribuito l?aver sperimentato tutti i generi cinematografici, dalla commedia con ?Quattro Matrimoni e Un Funerale? al dramma/poliziesco di ?Donnie Brasco?, caratteristica che gli permette di andare oltre l?univoca interpretazione offerta dai suoi predecessori dietro la macchina da presa.
Con questi elementi positivi convivono i soliti difetti che permangono da ?La Pietra Filosofale? ovvero un?eccessiva durata, notevoli buchi nella sceneggiatura, la tendenza (come succede spessissimo in queste grandi saghe) a dare tutto per scontato (e chi non conosce nulla dei romanzi o film precedenti come fa?) e l?incapacità di creare un vero, autentico coinvolgimento dello spettatore. In ogni caso si tratta di particolari riscontrabili anche nelle trilogie di ?Star Wars? o del ?Signore Degli Anelli? e quindi non c?è da preoccuparsi più di tanto.
Al solito ottima sia la confezione, con l?immancabile squadra di attori british che affianca i più giovani Radcliffe, Watson e Grint e per una volta convincenti anche gli effetti speciali, prima mai davvero entusiasmanti.

Categorie:Cinema Tag: , , , , , ,