Archivio

Archivio Marzo 2006

"La Foresta Dei Pugnali Volanti" di Zhang Yimou

30 Marzo 2006 5 commenti


Dopo ?Hero? Zhang Yimou torna al wuxiapian, il cappa e spada tradizionale orientale, raccontandoci una vicenda di amori spezzati, passioni soffocate e personaggi stretti tra ragione di stato e di cuore.
La storia è quella di Jin (Takeshi Kaneshiro) e Leo (Andy Lau), funzionari imperiali della Cina del IX secolo incaricati di contrastare la società segreta della ?Casa dei pugnali volanti? in lotta contro la dinastia Tang allora al potere.
Leo ordina a Jin di liberare e usare come esca Mei (Zhang Ziyi), una spadaccina cieca vicina alla setta alla quale dovrà dimostrare la sua fedeltà alla causa rivoluzionaria assicurandosi i favori dei vertici.
L?uomo però s?innamora subito di lei complicando le cose dovendo così impegnarsi a difendere quello che non è più solo un mezzo ma anche una causa per cui lottare.
Ancora una volta a dominare il cinema asiatico è il tema della menzogna, ben resa qui dall?ambiguità dei tre protagonisti (anche Leo ama Mei? Quest?ultima ha davvero perso la vista?) che soffrono l?impossibilità di dichiarare i propri sentimenti.
Caratteristica del film è la dilatazione (a tratti forse eccessiva) del tempo, sia di quello dedicato alle azioni che allo svolgimento narrativo, un aspetto che ha limitato fortemente l?apprezzamento della pellicola in Occidente ma che risulta essere una qualità che il nostro cinema pare aver perso, abituato ormai a ritmi sempre più serrati e frenetici.
Consueta la qualità dell?apparato visivo e scenico (forse l?aspetto che salta maggiormente all?occhio) grazie agli splendidi costumi e alle ambientazioni naturalistiche congelate, è il caso di dirlo, in tutta la loro potenza luministica dal direttore della fotografia Xiaoding Zhao
(nomination all?Oscar) mentre la padronanza degli effetti speciali non è stata ancora pienamente raggiunta sicché a tratti venga sfiorato, oltre al ridicolo, anche il kitsch.

Categorie:Cinema Tag: , , , , ,

"Il Caimano" di Nanni Moretti

25 Marzo 2006 3 commenti


Cos’è un caimano? Un caimano è un rettile predatore simile ad un coccodrillo. D?accordo, ma chi è il Caimano? Secondo la definizione data dal giornalista Franco Cordero su ?Repubblica? sarebbe Silvio Berlusconi. E che film è “Il Caimano”? Dire che si tratta dell’ultima fatica di Nanni Moretti significherebbe già tanto, ma non basta: siamo di fronte ad un opera che definire ?Sul presidente del consiglio? risulta alquanto limitante.
Tre storie, tre piani narrativi s?intersecano e producono una fedele e attuale rappresentazione del nostro Paese, dello sfascio nel quale è caduto e al quale sembra inesorabilmente condannato.
Il cinema, la famiglia, la politica: tre sfere, tre mondi tanto lontani ma così simili per dinamiche e problemi vengono affrontati da Moretti con lo sguardo non del militante ma dell?artista, del padre, dell?uomo.
Dapprima viene raccontata la storia di Bruno Bonomo (Silvio Orlando), ex produttore di film trash, dimenticati dal grande pubblico ma rivalutato da quella critica che riscopre pellicole di genere come i suoi, tutti dagli orripilanti titoli quali ?Mocassini Assassini?, ?Maciste contro Freud? e ?Cataratte?.
Proprio di quest?ultimo ci vengono mostrate in apertura le immagini che vedono una combattiva Margherita Buy fuggire dalla cerimonia nuziale officiata da un sacerdote maoista che ricorda il Sandro Bondi pre ? conversione.
Nella realtà la Buy è sposata con Bruno ma il loro matrimonio si sta esaurendo per quanto abbiano mantenuto un buon rapporto, soprattutto per via dei due piccoli figli.
Bruno coltiva il sogno di realizzare un film su Cristoforo Colombo ma la sua società non ha più un quattrino finché un giorno si fa avanti una giovane regista (Jasmine Trinca) che gli offre un copione dal titolo ?Il Caimano? al quale il distratto produttore da una veloce lettura.
Bruno non si rende conto di chi il film voglia realmente parlare ma nelle scene che immagina il personaggio principale è proprio lui, Silvio Berlusconi, di cui si ricostruisce la repentina e misteriosa ascesa dapprima come costruttore, imprenditore e, infine, uomo politico.
Il coraggioso soggetto e l?ostinatezza della ragazza devono fare i conti col rifiuto dei vari finanziatori interpellati, con la pochezza di mezzi e con la difficoltà a trovare il giusto interprete, per quanto ad un certo punto sembri fatta: un ex socio polacco di Bruno decide di mettere i soldi e, dopo vari rifiuti, per la parte principale viene ingaggiato un attore di successo (Michele Placido) il quale ben presto preferisce defilarsi per via dei troppi rischi rendendo in questo modo ancora più difficoltosa la realizzazione del progetto, una situazione alla quale si accompagna la crisi familiare di Bruno che peggiora la sua relazione con la moglie che infatti termina con la firma delle carte per la separazione.
Ma il film finalmente si sblocca e ad interpretare il Caimano sarà il primo attore contattato, Nanni Moretti che nei panni del premier vediamo impegnato di fronte alla corte in uno dei suoi processi, finalmente sconfitto e condannato ma incapace di arrendersi: uscito dal tribunale si scaglia contro la magistratura favorendo un? insurrezione popolare che sfocia in proteste di piazza mentre lui si allontana sulla sua auto.
Progetto tenuto segreto fin dal suo annuncio, ?Il Caimano? non è un film antiberlusconiano o perlomeno non solo: si tratta infatti di una riflessione sulla crisi del nostro cinema, povero di soldi e di idee, incapace di tornare ai fasti di una volta, a quelle opere d?impegno sociale alla Petri e Rosi ricordate dal personaggio di Placido e interpretate dall?amico Gian Maria Volonte.
Un cinema in cui l?unico produttore (Aurelio De Laurentiis) dotato di risorse sulla piazza ruba e sfrutta commercialmente le idee altrui (quella del film su Colombo di Bruno), un cinema che ha osteggiato per anni generi e registi (Bruno dice ?Un tempo mi chiamavano fascista per ciò che facevo?) oggi riscoperti, un cinema in cui i giovani hanno difficoltà ad emergere.
La riflessione si sposta poi sulla famiglia, un?istituzione che si sfalda sempre più facilmente che, come né ?La Stanza Del Figlio?, non è più luogo e simbolo di certezze, che ha perso il ruolo edificante di un tempo (concetto rappresentato dal pezzo di Lego che i figli di Bruno non riescono a trovare) ma che può assumere nuova forza attraverso differenti espressioni (la giovane regista e la sua compagna sono madri di una bambina avuta con l?inseminazione artificiale).
Infine un film su Berlusconi, uomo dall?oscuro passato, dal discusso presente e dall?incerto futuro che, al pari del nostro, non esclude svolte radicali così come lascia intendere il terribile, profetico finale (nuova guerra civile in vista?).
Che poi sia lo stesso Moretti a interpretare il Caimano si tratta di una scelta tanto sorprendente quanto comprensibile (sembra di rivedere il corrotto personaggio de ?Il Portaborse? da lui interpretato) in quanto ormai ognuno di noi è Berlusconi e dopo quello di oggi come lui ce ne potranno essere tanti altri in grado di ?Prendere i fascisti dalla strada e farli ministri, ridare credibilità ai democristiani che si flagellavano e ai razzisti della Lega?.
In ogni caso si tratta di una vera gioia per i cinefili grazie ai tantissimi richiami (dalla Buy sposa omicida stile ?Kill Bill? al Moretti ? Berlusconi che ricorda il Welles – Kane di ?Quarto Potere?) per non parlare delle autocitazioni (la scena in cui il regista come ne ?La Stanza Del Figlio? canta mentre è alla guida o la vendetta a spese di un inflessibile critico come in ?Caro Diario?) e dei richiami a film del passato (il produttore Bruno che nello studio ha il poster de ?Gli Ultimi Fuochi? di Kazan).
Ottimo il cast con i tre protagonisti in evidenza, i tanti attori (da Placido a Bertorelli a Catania ) impiegati in ruoli minori e i molti colleghi del regista (da Virzì e Sorrentino che compaiono in apertura a Montaldo, Grimaldi, Mazzacurati e Garrone sparsi qua e la fino allo sceneggiatore Sandro Petraglia nei panni del giudice che emette la sentenza finale) in tanti piccoli camei.

Categorie:Cinema Tag: , , ,

"Il Mio Miglior Nemico" di Carlo Verdone

24 Marzo 2006 2 commenti


Stanco, senza fiato, privo d?idee, volgare. L?ultimo, fortunatissimo, film di Carlo Verdone ?Il Mio Miglior Nemico? conferma la lenta, inesorabile, caduta nella banalità di quello che un tempo era uno dei migliori attori ? registi del nostro Paese, capace di scherzare e riflettere sull?insicurezza dell?italiano moderno.
Ora, dopo il passaggio alla scuderia De Laurentiis, la verve comica di Verdone pare essersi ulteriormente affievolita e, soprattutto, cosa abbastanza preoccupante, ulteriormente involgarita.
Abile conoscitore dei gusti del pubblico e ultimo grande investitore del nostro asfittico cinema, Aurelio De Laurentiis ha avuto la brillante idea di inscenare un confronto generazionale tra due uomini di diversa età, cultura e professione e due attori rappresentanti uno della tradizione, l?altro delle nuove leve della romanità sul grande schermo, accompagnando il tutto attraverso una studiatissima ed altrettanto efficace campagna promozionale.
Ma veniamo ai fatti: Achille De Bellis (Verdone), gestore di un prestigioso hotel della capitale, licenzia in maniera alquanto sbrigativa una sua dipendente accusata di furto. Orfeo Rinalduzzi (Muccino), figlio della donna sicuro della sua innocenza, dichiara guerra aperta all?arrogante Achille pianificando nei minimi dettagli un piano per distruggerne la vita, cosa facilitata dal fatto che l?uomo tradisce la ricca moglie con la fidanzata del cognato.
Orfeo riesce nel suo intento, Achille finisce sul lastrico, ma i due si vedono costretti ad unire le forze per ritrovare la ragazza (Ana Caterina Morariu) di cui il primo si è innamorato senza sapere che fosse figlia del secondo.
Un road movie all?amatriciana attraverso mezza Italia e Europa, pieno zeppo di personaggi che vanno e che vengono, per non parlare di quelli che letteralmente spariscono (il musicista alternativo londinese) o che non entrano mai in scena (il professore a lungo cercato sul lago di Como) fino al tentativo di riconciliazione del giovane Orfeo col padre mai conosciuto che si risolve con un nulla di fatto lasciando presagire la formazione di una nuova famiglia proprio col tanto odiato Achille.
L?inizio il film promette scintille con le reciproche dichiarazioni di guerra dei due protagonisti i cui nomi dal sapore antico, Achille e Orfeo, dovrebbero dare l?idea di pugna ma il tutto poi si sgonfia, la trama non sta in piedi mentre le parolacce e le volgarità si rincorrono (che senso ha mostrare la suola di una scarpa che ha appena schiacciato una merda la quale, con grande sorpresa, è di colore verde per via degli spinaci mangiati dal cane?).
Il fatto che Verdone fosse da un paio d?anni in profonda crisi creativa, Muccino lanciatissimo e ?Manuale D?Amore? un gran successo non poteva che suggerire quest?abile mossa commerciale (anche per via della fine di quella Boldi ? De Sica?). Uniche note positive Silvio Muccino, ormai privo dell?insopportabile pronuncia esibita in ?Ricordati Di Me?, e dal look azzeccatissimo, e la definitiva esplosione del product placement, ovvero la possibilità (negli USA di moda gia da tempo) di mostrare i loghi delle marche più famose senza alcuna censura.

Riferimenti: Il Mio Miglior Nemico – Sito Ufficiale

Categorie:Cinema Tag: , , , ,

"V for Vendetta" di James McTeigue

17 Marzo 2006 17 commenti


In un futuro quantomai prossimo, l?Inghilterra è governata da un regime dittatoriale di stampo fascista che la tiene in pugno attraverso la potentissima influenza dei mezzi di comunicazione, mentre al resto pensano la repressione della polizia segreta ed un costante controllo della privacy.
In seguito ad una guerra globale e all?ecatombe causata da un virus, le autorità hanno pianificato il ritorno all?ordine attraverso la sistematica eliminazione di immigrati, islamici, omosessuali, handicappati e, naturalmente, qualsiasi oppositore politico, tutti rinchiusi in carcere e utilizzati come cavie.
Ma uno di loro, sopravissuto agli esperimenti ed evolutosi per forza fisica, evade dalla sua prigione assumendo i panni di V il cui unico scopo diviene quello di ribaltare le istituzioni politiche attraverso il mezzo più efficace a sua disposizione: il terrorismo.
Armato fino ai denti, di nero vestito e nascosto da una maschera ritraente il volto di Guy Fawkes, l?uomo che il cinque Novembre del 1605 cerco? di far saltare in aria il parlamento di Londra, tentativo poi fallito e costato al cospiratore la vita, V conduce la sua battaglia in nome della libertà, principio in cui crede fermamente e che vuole ripristinare.
Ad aiutarlo sarà Evey Hammond, una ragazza da lui salvata e a sua volta figlia di attivisti politici prima incarcerati e poi uccisi, che si convertirà alla causa del terorista affiancandolo nella sua missione.
In apertura vediamo Fawkes in azione e poi condannato a morte e immediatamente viene espressa la posizione ideologica del film: gli ideali sono di vitale importanza, ma non sono nulla se a supportarli non c?è una persona che possa incarnarli.
Durante il film si ritorna su questo concetto riferendosi ai simboli dell’ideologia, monumenti come il palazzo del parlamento che V vuole distruggere, e in questo caso la storia da sempre c?insegna quanta importanza possa assumere una semplice costruzione, ma per quanto essa possa essere imponente il suo ricordo non potrà essere altrettanto grande quanto quello legato alla sua distruzione.
Il Reichstag di Berlino dato alle fiamme, le Torri Gemelle di New York, la statua abbattuta di Saddam Hussein, tutti sono stati colpiti e strumentalizzati per fare effetto su di noi.
I sentimenti di vendetta sono stati tra i primi ad impossessarsi di noi insieme ad una grande paura, ed è proprio questa che permette l?inasprirsi della democrazia perchè attraverso il meccanismo perverso dell?insicurezza si ottiene facilmente il consenso delle masse e non ci si deve stupire se dal comunismo al nazismo fino la recente rielezione di George Bush il metodo utilizzato sia sempre lo stesso.
Si potrebbe discutere ancora a lungo sul significato più profondo di termini quali paura e terrore ma anche su come ci si debba rapportare alle azioni di un uomo come V, cioè se chiamarlo partigiano o attentatore, ma in questo il film non aiuta: da un lato c?è un interesse maggiore per il lato puramente spettacolare, dall?altro e impossibile non identificarsi col protagonista della pellicola, soprattutto se invincibile e risoluto nel suo scopo come V.
In una recensione abbastanza negativa ho letto ?V for Vendetta sta alla politica come Matrix sta alla filosofia?: effettivamente si tratta di due film non eccezionali ma quest?ultimo, oltre ad essere parzialmente irrisolto ,risultava decisamente più difficile da comprendere mentre il primo è più facile da seguire.
L?accostamento non è casuale in quanto a sceneggiare e produrre, insieme al fido Joel Silver, sono i fratelli Wachowski che affidano la regia all?esordiente James McTeigue, in passato loro assistente, mentre alla base c?è la graphic novel di David Lloyd e Alan Moore che è stata ripubblicata per l?occasione.
Ma se il primo dei due autori ha salutato felicemente la trasposizione, Moore l?ha disconosciuta rifiutando di comparire nei crediti(effettivamente non aveva del tutto torto visto il ben poco fedele ?From Hell? e l?ancor meno riuscito ?La Leggenda Degli Uomini Straordinari?).
?V for Vendetta? si mantiene maggiormente in linea con la versione cartacea ma non riesca a replicarne la portata epica e politica mentre la vicenda è stata spostata in avanti di qualche decennio anche perché la storia è stata concepita negli anni ?80 sotto il governo Thatcher, mentre vengono mantenuti i tanti riferimenti alla letteratura, dal ?Macbeth? a ?Faust?, da ?Fahrenheit 451? di Bradbury (si veda il nascondiglio di V pieno zeppo di libri da lui salvati alle fiamme) al controllo mediatico ripreso dai romanzi di Orwell.
Per quanto riguarda gli attori, Natalie Portman è assolutamente inespressiva, con o senza capelli, mentre Hugo Weaving (l?elfo Elrond e l?agente Smith per chi non lo ricordasse) se la cava meglio pur nascosto da maschera e parrucca mentre per il resto cast è all british con Stephen Rea, Stephen Fry e John Hurt.

Riferimenti: V for Vendetta – Sito Ufficiale

Categorie:Cinema Tag: , , ,

"The Constant Gardener" di Fernando Meirelles

10 Marzo 2006 Commenti chiusi


Justin Quayle (Ralph Fiennes) è un membro del corpo diplomatico inglese di servizio in Kenya. A Londra, durante una conferenza, conosce Tessa (Rachel Weisz) giovane idealista interessata a far venire a galla i mali del mondo, in particolare dell?Africa.
I due incominciano una relazione, si sposano ma perdono il bambino che aspettavano. Qualcosa di ben più grave deve però avvenire: in circostanze del tutto misterioso è la stessa Tessa a perdere la vita.
Una pura fatalità? Assolutamente no dato che la ragazza, attiva in organizzazioni non governative, indagava sui sospetti traffici di alcune case farmaceutiche in combutta con corrotti governi locali.
Justin decide di portare avanti le indagini della compagna arrivando a scoprire che le aziende testano sui malati di AIDS, dati per spacciati a prescindere, e sui sieropositivi medicinali in fase di sperimentazione che possono causare gravi ripercussioni.
Braccato dai suoi ex colleghi, in particolare dal falso amico Sandy Woodrow (Danny Huston), il diplomatico s’improvvisa 007 attraversando mezza Europa per poi tornare in Africa e regolare definitivamente i conti.
?Il giardiniere tenace? è il titolo dell?omonimo bestseller di John Le Carré da cui il film è tratto e fa riferimento alla passione di Dustin per le piante che cura amorevolmente e con le quali si trova maggiormente a suo agio che con gli altri uomini.
Il ruolo del giardiniere diventa metafora di quello dell?Occidente e dei suoi governi i quali non sono altro che un?oasi felice circondata da un immenso deserto (l?Africa) nel quale veder crescere un filo d?erba sembra un?impresa sempre più difficile.
Per il resto il film mi ha davvero deluso. L?intrigo non sta in piedi, la tensione è a livelli davvero bassi, la storia d?amore tra un uomo che deve cedere di continuo al compromesso e una donna spinta dalla passione per la verità e dagli ideali sarebbe potuta essere sviluppata meglio.
Ma a non piacermi sono stati certi particolari: la voce del doppiatore di Ralph Fiennes ad esempio contribuisce a rendere insopportabile il protagonista, interpretato da un attore che gia di suo non ispira molta simpatia, mentre mi è sembrata di cattivo gusto la scelta di mostrare Rachel Weisz nuda e incinta (lo era anche nella realtà e non solo nella finzione).
Lo stile di regia utilizzato è quello di chi vorrebbe fregiarsi del titolo di ?autore? dando grande sfoggio in termini di mezzi: la colonna sonora non da tregua, la fotografia alterna colori freddi per l?Europa a tinte calde per la parte africana, il montaggio è serrato e non lineare (difatti la prima parte del film è narrata in flashback), tutte cose gia viste e sentite.
Il brasiliano Fernando Meirelles era salito alla ribalta per ?City Of God? nel quale mostrava le miserie umane delle metropoli del suo paese ma anche in quel caso, per quanto apprezzato ai festival e candidato all?Oscar, il tutto sapeva di operazione studiata a tavolino e anche stavolta la cura maniacale della confezione e l?attenzione data ai due protagonisti (non so sino a che punto la Weisz si sia meritata l?Oscar di recente conquistato) finisce per far passare in secondo piano l?Africa e i suoi problemi e l?intento di denuncia svanisce.

Riferimenti: The Constant Gardener – Sito Italiano

Oscar 2006: Tra politica e sociale

5 Marzo 2006 16 commenti


Un’edizione senza vincitori ne vinti, senza piogge di premi o particolari acuti.
Dagli Oscar svoltisi ieri non è emerso un trionfatore assoluto visto che i premi sono stati distribuiti in maniera abbastanza uniforme tra i film candidati.
Il tanto atteso “Brokeback Mountain” si è fermato a quota tre (regia, sceneggiatura non originale e colonna sonora) pur partendo con otto nomination.”Munich” di Steven Spielberg con pochi pronostici a favore per via del tema scottante trattato e dei successi del suo regista nelle passate edizioni è rimasto a bocca asciutta.
“Capote” si è limitato al premio per il miglior attore andato a Philip Seymour Hoffman (dato per favorito insieme a Heath Ledger) mentre nella categoria femminile Reese Whiterspoon ha battuto Felicity Huffman (“Transamerica”) per la sua prova canora in “Walk The Line”.
Niente da fare per il suo compagno sullo schermo, Joaquin Phoenix (sul quale ha pesato la vittoria lo sorso anno di Jamie Foxx per un film molto simile, “Ray”), tanto meno per Terrence Howard e David Strathairn.
Quest’ultimo era in lizza per “Good Night, and Good Luck” di George Clooney forse l’unico, vero sconfitto della serata nonostante il premio come non protagonista ricevuto in apertura per ?Syriana?.
Tra le non protagoniste Rachel Weisz ha fatto il bis dopo il Golden Globe per “The Constant Gardener” mentre l’altro premio per la sceneggiatura è andato a “Crash” (ripagando così Paul Haggis ignorato l’anno scorso) che ha ottenuto l’Oscar anche per il montaggio e, davvero a sorpresa, per il miglior film.
Tre premi a testa quindi per “Crash” e “Brokeback” a pari merito con “King Kong” e “Memorie di una Geisha”: se per il primo un riconoscimento tecnico era doveroso, sorprendono le scelte legate al film di Marschall, come quella del premio per la miglior fotografia nonostante in gara ci fosse il visivamente splendido “The New World” di Terrene Malick.
Tra glia altri illustri, trascurati e sconfitti troviamo Woody Allen e David Cronemberg oltre a Tim Burton che si è visto soffiare il riconoscimento per il film d’animazione da “Wallace and Gromit”.
Niente da fare poi per i tre italiani in gara: Gabriella Pescucci ai costumi (battuta da “Geisha”), Dario Marianelli (difficile avversario il poi premiato Gustavo Santaolalla) e Cristina Comencini che partiva sfavorita dal confronto con “Paradise Now” e il poi vincitore “Tsotsi” proveniente dal Sud Africa.

Categorie:Cinema Tag: , ,