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Archivio Giugno 2006

"American Dreamz" di Paul Weitz

20 Giugno 2006 3 commenti


Intorno alla popolare trasmissione televisiva ?American Dreamz? s?intrecciano le vicende di un?aspirante cantante di provincia, di un cinico presentatore, di un kamikaze con la passione per il musical, del Presidente degli Stati Uniti col suo entourage, tutti accomunati da un unico fine da raggiungere e dal mezzo con cui farlo: la popolarità attraverso la televisione.

Archiviato l?esordio del 1999 con ?American Pie?, Paul Weitz punta in alto cercando di realizzare una satira sulla capacità della TV di creare e disfare e sulla cultura e società che ne derivano inserendo in questo quadro una critica per nulla velata alla politica statunitense e al suo principale protagonista: Gorge W.Bush.
A rappresentarlo sullo schermo un convincente Dennis Quaid nella parte del perfetto idiota, bamboleggiante uomo di mezz?età di volta in volta preso per mano o dalla moglie o dal suo braccio destro senza i quali non saprebbe né dove andare né che fare, quasi come quei sovrani europei del Settecento che fin dal risveglio venivano assistiti da un nugolo di collaboratori, incarnazione dello stato e delle sue funzioni grazie alla diretta investitura del Signore (e infatti l?attuale presidente si è più volte dichiarato eletto da Dio e guidato dalla sua mano nelle decisioni).
Al tempo stesso viene mostrato sofferente per la prigione di vetro nel quale è rinchiuso e per l?impossibilità ad esprimere una propria idea, per questo all?inizio del film lo troviamo rinchiuso nella sua camera circondato da libri e giornali accatastati per tentare di soddisfare la sua elementare necessità di sapere (e si stupisce di apprendere che la stampa canadese ha una sua linea politica o che esistono tre tipi di ?irachistani?).
Alla fine il personaggio sviluppato meglio è proprio questo mentre gli altri appaiono un po? troppo stereotipati (il conduttore di successo è in realtà solo e mediocre quanto i suoi concorrenti; la giovane cantante abbandona il ragazzo che l?ama e che vorrebbe sposarla appena viene scelta per il programma, salvo poi tornare sui suoi passi ma solo per utilizzarlo a fini di successo) per quanto Hugh Grant e Mandy Moore, nella realtà oltre che attrice anche cantante, vedi ?Romance e Cigarettes?, offrano una buona prova al pari dell?invecchiato Willem Dafoe (il segretario di stato) e Marcia Gay Harden (la first lady) comunque poco utilizzati.
Ma il film, nonostante gli ottimi spunti e l?interessante materia trattata, finisce per deludere e neanche l?articolata parte finale, dove il concorrente arabo su ordine del suo gruppo dovrebbe farsi saltare in aria coinvolgendo il presidente, riserva grandi sorprese terminando con uno sconfortante happy end dal quale rimane escluso solo il conduttore che arriva ad immolarsi pur di non perdere neanche un istante della diretta finendo per saltare in aria a causa del congegno esplosivo, una morte in diretta che ricorda quella di Peter Finch in ?Quinto Potere? di Sidney Lumet.

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"The Jacket" di John Maybury

15 Giugno 2006 3 commenti


Reduce della prima guerra del Golfo, il soldato Jack Stark (Adrien Brody) soffre di forti amnesie ed è convinto di essere già morto una volta. Accusato ingiustamente d?omicidio, viene dichiarato mentalmente instabile e rinchiuso in manicomio dove viene usato come cavia e sottoposto a metodi di cura a dir poco estremi. Rinchiuso in una cella, legato con la camicia di forza e imbottito di medicinali, Stark riesce ad entrare in una dimensione spazio – temporale parallela all?interno della quale tenterà di scoprire le cause dei suoi mali e a modificare il corso degli eventi cercando di salvare la vita della ragazza di cui si è innamorato (Keira Knightley) sfidando il corso del tempo.

Negli ultimi tempi parecchi ex soldati, impegnati nei primi anni ?90 in Iraq, hanno denunciato il proprio malessere psicologico e sociale causato dall?esperienza bellica in Medio Oriente accusando casi di sdoppiamento della personalità e smarrimento.
E? questo il punto di partenza del thriller diretto da John Maybury che dimentica ben presto in trascorsi del protagonista sotto le armi (la controversia politica non viene neanche sfiorata) per concentrasi sulla vera guerra in questione, quella all?interno della mente di Stark coadiuvato dall?apporto non indifferente della fotografia di Peter Deming e dalle musiche di Brian Eno.
Il premio Oscar Adrien Brody mette a disposizione della storia il suo talento e il fisico spigoloso mentre Keira Knightley, nei panni della derelitta Jackie (da vedere per fare un confronto ?Domino? di Tony Scott, da noi inedito) risulta convincente.
Tantissimi i confronti e richiami ad altre pellicole, a partire da ?Donnie Darko? e ?The Butterfly Effect? (gli spostamenti in dimensioni parallele) a ?Allucinazione Perversa? e ?The Manchurian Candidate? per via dello stato confusionale del protagonista e per la manipolazione effettuata su un reduce (nel primo film del Vietnam, nel secondo proprio dell?Iraq) mentre per l?ambientazione ospedaliera claustrofobia, non si può che pensare a ?L?Esercito delle Dodici Scimmie?. E se quest?ultimo si chiudeva sulle note di ?What a Wonderful World? di Louis Armstrong, ?The Jacket? ricorre ad una cover del grande cantante jazz: ?We Have All the Time in the World?, scelte che stridono se accostate alle due realtà raccontate, quella della distruzione del pianeta nel film di Gilliam e della mancanza del tempo per vivere in quello di Maybury.

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"Animal House" di John Landis

15 Giugno 2006 Commenti chiusi


Stati Uniti, 1962. Presso il Faber College si fronteggiano i due principali circoli del campus, quello esclusivo degli Omega, composto da figli di papà snob ligi al dovere, e quello sgangherato della Delta House, una combriccola di casinisti dediti più al divertimento che allo studio.
Fra schermaglie varie e scherzi a ripetizione, il culmine dello scontro coinciderà con il corteo di fine anno sabotato dai Delta per ripicca dopo esser stati minacciati d?esclusione a cause di medie scolastiche non troppo entusiasmanti comprese tra il due e lo zero.

Indimenticabile film demenziale capostipite della serie ?National Lampoons? (dal nome dell?omonima rivista umoristica) esempio di comicità greve ed irriverente entrato di buon merito nella storia grazie alle geniali trovate e al giovane cast composto da astri nascenti capitanato dal genio sregolato di John Belushi.
Il compianto attore di origini albanesi interpreta l?indimenticabile Bluto Blutarsky, sporco, ultracafone e dedito alla sbronza tra una battaglia con il lancio del cibo in mensa e un toga – party, ovvero la festa in cui ci si deve vestire solo con un lenzuolo a mo? di toga romana (una moda che il film contribuì a lanciare).
Allora sì che si viveva in maniera spensierata, quando di Vietnam e Sessantotto non si sentiva ancora parlare pur essendo presente nel DNA dei Delta quella componente anarchica ed insofferenza alle regole che emergerà con prepotenza nel decennio successivo.
Tra le future celebrità Kevin Bacon (membro del club Omega), Tom Hulce (futuro Amadeus cinematografico) e Donald Sutherland nei panni del professore col vizio della marijuana, protagonista qualche anno prima di un film molto simile per spirito e situazioni: M.A.S.H. di Robert Altman.
La stagione di gloria di Belushi iniziò con questa pellicola per poi proseguire con ?1941: Allarme a Hollywood? di Spielberg e, soprattutto, con la seconda fortunata collaborazione con John Landis: ?The Blues Brothers?.

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"Stand By Me" di Rob Reiner

10 Giugno 2006 7 commenti


Nell?estate del 1959 i quindicenni, Gordie, Chris, Teddy e Vern partono alla ricerca del corpo di un loro coetaneo presso i boschi di Castle Rock, nell?Oregon. Dai i due giorni di viaggio, fatto di momenti d?avventura, gioco ma anche paura e confronto, l?amicizia dei quattro uscirà rinforzata ma le loro strade si divideranno con l?inizio della scuola e il passaggio all?età adulta.
A raccontare la storia, sviluppata attraverso un lungo flashback, è lo stesso Gordie, ormai affermato scrittore, dopo aver appreso della morte di Chris.

Bellissimo film di Rob Reiner (?Harry, Ti Presento Sally?), uno dei migliori teenager movie tanto di voga negli anni Ottanta (dai ?Goonies? a ?Explorers?, ma certe atmosfere ricordano il cinema di Spielberg) che, con grande efficacia e in maniera per nulla stereotipata, riesce a raccontare la difficoltà del crescere e dell?adolescenza.
Alla base del film il racconto di Stephen King ?The Body? del 1982 per il cui adattamento il film fu candidato all?Oscar; il grande scrittore statunitense, uno dei più sfruttati da Hollywood, troppo spesso ricordato in maniera alquanto riduttiva come ?maestro della paura? (?Carrie?, ?Shining? e le loro trasposizioni sono indimenticabili, ma anche ?It? nel quale protagonista era proprio un gruppo di ragazzini) in quanto King sa toccare altre corde e Il Miglio Verde? o alle ?Ali della Libertà? ne sono la dimostrazione.
Attenta ricostruzione del periodo attraverso la fotografia di Thomas Del Ruth e la colonna sonora di cui fa parte l?omonima ?Stand By Me? che da il titolo al film, e soprattutto bravi per spontaneità i quattro giovani protagonisti tra i quali spicca il compianto River Phoenix (fratello di Joaquin, morto prematuramente nel 1993) nella parte di Chris e un irriconoscibile Jerry O?Connell nei panni del goffo Vern, in seguito protagonista del telefilm ?Il mio amico Ultraman? e ?Mission To Mars?, mentre rimangono sullo sfondo Kiefer Sutherland (?24?), capo della banda rivale e John Cusack, il fratello maggiore di Gordie interpretato da adulto da Richard Dreyfuss.
Reiner tornerà all?opera di King con ?Misery Non Deve Morire? del 1990.

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"The Astronaut’s Wife" di Rand Ravich

8 Giugno 2006 5 commenti


Durante una missione nello spazio, l?astronauta Spencer Armacost perde momentaneamente i contatti con la base e, ritornato sulla Terra, incomincia a manifestare strani comportamenti che insospettiscono Jillian, sua moglie in attesa di due gemelli.
Abbandonata la NASA, Spencer prende parte ad un misterioso progetto militare allontanandosi sempre più da Jillian che mal si adatta alla nuova vita della loro nuova città New York arrivando a sospettare, grazie ad un ex collega del marito e ad un precedente caso, che la persona tornata da lei non sia realmente suo marito e che nel suo grembo vi sia un creature aliena.

Considerato ingiustamente come un aggiornamento di ?Rosemary?s Baby?, il film di tale Rand Ravich è in realtà un pessimo thriller fantascientifico che gioca sul tema del doppio (la duplice personalità di Spencer, il parto gemellare etc.) ma finisce per essere banale e prevedibile.
Quali allora i legami, deboli, col film di Roman Polanski, capolavoro inquietante, angoscioso e surreale?
Esclusivamente elementi secondari come il taglio di capelli della protagonista identico a quello di Mia Farrow, l?ambientazione newyorchese e la presenza nel cast di Nick Cassavetes, attore e regista (?John Q? e ?Le Pagine Della Nostra Vita?) figlio del grande John che nel film di Polanski interpretava l?artista disposto a stringere un patto col diavolo pur di avere successo.
Charlize Theron, ancora lontana dalle convincenti prestazioni offerte recentemente, è imbambolata come non mai mentre Johnny Depp, ahimé, risulta del tutto sprecato e nulla aggiunge ad un personaggio piatto quanto l?intera pellicola.
Peccato perché il fascino ambiguo dell?attore sarebbe stato funzionale così come l?inedita coppia con cui il regista cerca di scandalizzare attraverso una scena di sesso spacciata per torrida (tanto da meritarsi in patria il visto della censura).
Pessimi gli effetti speciali, brutti e involontariamente comici.

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"Radio America" di Robert Altman

3 Giugno 2006 7 commenti


Presso il Fitzgerald Theatre di un?imprecisata città del Minnesota va in onda la celebre trasmissione radiofonica dal vivo ?A Prairie Home Companion? giunta all?ultima puntata per decisione dei nuovi vertici del network.
Durante la serata si esibiscono voci e volti storici della musica folk e country come le sorelle Yolanda e Rhonda Johnson (Meryl Streep e Lily Tomlin) e il duo Dusty ? Lefty (Woody Harrelson e John C. Reilly) oltre al conduttore storico del programma, G.K. che alle canzoni alterna vecchie reclame anni ?50, mentre dietro le quinte si muovono il responsabile della sicurezza Guy Noir (Kevin Kline), la figlia di Rhonda dal look alternativo Lola (Lindsay Lohan), il rappresentante dell?emittente deciso a chiudere baracca (Tommy Lee Jones) e una misteriosa femme fatale dal bianco impermeabile (Virginia Madsen), tutti invitati di questo allegro funerale.

Da poco superati gli ottant’anni, Robert Altman non smette mai di stupire aggiungendo alla sua ampia (più di 30 lungometraggi) filmografia un nuovo tassello che ne aumenta ulteriormente il prestigio: ?Radio America? è un film splendido, ironico, caustico, pregno di un senso di fatalità e morte ma anche di una straordinaria voglia di vivere, quella generata dall? energia di chi la musica la fa e l?ama.
Dopo il mondo della moda (?Prêt-à-Porter?) e quello della danza (?The Company?) Altman, maestro riconosciuto del racconto corale (memorabili ?I Protagonisti? e ?America Oggi?), ancora una volta utilizza una preciso ambiente culturale per realizzare una riflessione molto più ampia sul degrado e la perdita di valori della nostra società.
In questo senso il film da citare assolutamente è ?Nashville? del 1975 in cui il mondo della musica country fungeva da allegoria dei mali di un America smarrita tra violenza e superficialità, forse il miglior esempio del cinema di Altman unico per capacità di fondere realismo e satira.
Trent?anni dopo la situazione non è per nulla cambiata anzi, addirittura impazzita ormai fuori controllo in quanto a detenere il potere economico (e politico) sono persone guidate da una distorta logica del profitto che tutto ingloba e distrugge, uomini fondamentalmente ignoranti come il Tagliatore di teste che non ha mai sentito la trasmissione ma è deciso a cancellarla lo stesso perché non più redditizia e che passando di fronte al busto di Scott Fitzgerald chiede, senza porsi troppi problemi: ?E questo chi è??.
Se coloro che ci governano sono così ciechi, un?ancora di salvezza non è certo rappresentata dalle giovani generazioni idealiste e pronte a morire per nobili cause, in realtà pronte a passare repentinamente dalla parte opposta della barricata, esattamente come Lola che all?inizio del film fa discorsi nichilisti su morte e suicidio, con il simbolo di ?Make Trade Fair? disegnato sulla mano, mentre alla fine la vediamo impegnata in una conversazione al cellulare indossare un elegante tailleur dire tutta trafelata alla madre che in pratica non avrà un soldo di pensione senza un minimo di partecipazione.
Neanche per il programma ci sarà speranza, a nulla servirà l?intervento della Donna Pericolosa (ex fan accanita della trasmissione morta proprio ascoltando una puntata dello show) pronta a far scomparire il Tagliatore di teste pur di evitarne la chiusura, conferendo alla pellicola un forte senso di nostalgia simile a quello di ?Radio Days? di Woody Allen, al pari della volontà di celebrare e di accomiatarsi presente nel film – concerto di Martin Scorse ?L?Ultimo Valzer?.
Straordinari tutti gli attori che rivelano, a partire dalla Streep, notevoli doti canore, irresistibile il duo parolacciaro Harrelson/Reilly mentre Garrison Keillor oltre che sullo schermo conduce la trasmissione, va in onda da trentacinque anni rimanendo ancora oggi una delle più apprezzate del paese, anche nella realtà e che contribuisce alla sceneggiatura.
Ma il più simpatico in scena è il personaggio di Kevin Kline che sembra uscito direttamente da un romanzo di Chandler (non per nulla di cognome fa Noir) che alterna modi e gesti effettati a vere e proprie gag demenziali stile Clouseau ma al tempo stesso simbolo di un mondo vicino alla scomparsa cui spetta l?arduo compito di preservare la memoria e il ricordo del passato (sarà lui a salvare il busto di Fitzgerald dalla demolizione del teatro).

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