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Archivio Agosto 2006

"Slevin" di Paul McGuigan

31 Agosto 2006 1 commento


Film più tarantinato che tarantiniano, ?Slevin? di Paul McGuigan è un discreto gangster movie che dalla sua ha fondamentalmente un merito: quello di non avere troppe pretese, nè sul piano della storia (comunque non banale) che su quello dello stile (a suo modo ricercato).
Protagonista è lo Slevin del titolo (Josh Hartnett, alla seconda collaborazione col regista dopo ?Appuntamento a Wicker Park? ) il quale, dopo aver colto la fidanzata intenta a cornificarlo (divertenti i dialoghi della scena in questione) sente un amico newyorchese per trasferirsi a casa sua ma appena arrivato viene rapinato e steso da un balordo ma i guai devono ancora cominciare?
Prima di poter rendersi conto dell?accaduto irrompono nella sua vita la vicina d?appartamento (Lucy Liu), poi, per un evidente scambio d?identità (tra l?altro non dimostrabile, gli hanno rubato anche i documenti) finisce al cospetto del Boss (Morgan Freeman) il quale graziandolo perché impossibilitato dal saldare un ingente debito (altra eredità del ?caro? amico) gli affida l?incarico di uccidere il figlio del suo acerrimo nemico tale Rabbino (Ben Kingsley) il quale, manco a dirlo, per lo stesso identico motivo fa altrettanto.
Indeciso da che parte stare, con un poliziotto (Stanley Tucci) sempre più interessato a lui ma spalleggiato dalla sempre più ?innamorata ragazza della porta accanto? riesce bene o male a cavarsela ma quando tutto sembrerebbe andare per il verso giusto, la storia prende una piega imprevedibile quanto sconvolgente. Che le tante domande su questa insolita situazione possano trovar risposta grazie ad un misterioso killer doppiogiochista (Bruce Willis)?

La verità è che il lungo prologo del quale potreste dimenticarvi o, ad un certo punto, interrogarvi sull?utilità ha ben più importanza di quanto lasci credere (?I soliti sospetti? docet) ma la sceneggiatura è congeniata molto bene e difatti il meccanismo funziona in più molte battute strappano più di una risata, certe situazioni sono quasi paradossali (nella prima parte soprattutto) mentre in seguito l?azione e la violenza crescono.

Al resto ci pensa il cast ben assortito con i due pezzi da 90 Freeman e Kingsley in gran spolvero e Josh Hartnett più simpatico ed espressivo della norma.

P.s. occhio al titolo originale (?Lucky Number Slevin?) ben più eloquente di quello da noi adottato.

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"Inside Man" di Spike Lee

31 Agosto 2006 Commenti chiusi


Incipit: una rapina è in corso presso una banca a New York. Si tratta di professionisti intenzionati a mettere a segno il colpo perfetto, prendendosi possibilmente gioco delle forze dell?ordine riuscendo a cavarsela tenendosi il malloppo.

Posta in questi termini la storia viene da domandarsi, forse un po? ironicamente, ?Chissà come andrà a finire??. Ovvero la polizia accorrerà sul luogo (vero), si avvieranno le difficili trattative tra i rapinatori e un abile negoziatore (vero anche questo) e magari il tutto si concluderà senza troppi spargimenti di sangue e con i malfattori consegnati alle autorità? Sbagliato.

L?errore sta proprio qui: il film assume fin dall?inizio la piega di un comune poliziesco di matrice statunitense ma, come precisa nel prologo il capo della banda, Dalton Russell, (Clive Owen) rivolgendosi direttamente a noi spettatori, occorrerà prestare attenzione ai dettagli, non lasciarsi sfuggire il minimo particolare. Soprattutto non si dovrà credere all?apparenza.

In ogni caso la rapina avviene, il detective Keith Frazier ( Denzel Washington) prende il comando delle operazioni ma ben presto si accorge dell?insolito atteggiamento dei gangster. In più la comparsa di una donna tanto influente quanto misteriosa (Jodie Foster), ingaggiata dal proprietario della banca (Christopher Plummer), acuisce la sensazione che il commando all?interno dell?edificio non sia interessato al denaro ma a qualcosa di ben più importante. Importante per qualcun altro?

Uscito la scorsa primavera, l?ultimo film di Spike Lee è quanto di meglio abbia offerto fin qui l?attuale stagione cinematografica. Pensato dapprima per la regia di Ron Howard (difatti è il fido Brian Grazer a produrre) il film è passato poi nelle mani dell?autore di Brooklyn che da prodotto commissionatoli lo ha piegato alle proprie esigenze contenutistiche arricchendolo della sua inimitabile cifra stilistica.
La pellicola infatti è l?ideale continuazione del percorso iniziato con ?La 25ma ora?, proseguito col ben più debole ?Lei mi odia? e arrivato qui al suo culmine: Lee indaga sull?attuale condizione della sua nazione attraverso quel caleidoscopio ? specchio che è New York con le tensioni etniche sempre più accentuate, i dubbi sulla propria identità, sugli altri, sul proprio governo.
Il messaggio è lampante, il riferimento all?11 settembre, alla possibile mistificazione compiuta dall?amministrazione Bush è forte: ?State attenti, non lasciatevi ingannare da ciò che vi viene propinato come verità. Mettete da parte le naturali convinzioni, mettete in discussione quanto vedete (e vi viene fatto vedere). Insomma dubitate? sembra essere questo l?ideale consiglio del regista afroamericano.

Ma ?Inside Man? non è solo questo: è un thriller della durata superiore alle due ore ma privo di qualsiasi calo di tensione, formidabile sul piano narrativo per l?equilibrio che riesce a creare ma anche per la capacità di spiazzare (il ricorso al flashforward) lo spettatore mentre lo sfoggio di sapienza registica è sorprendente con movimenti di macchina fluidi e con riprese ormai ricorrenti nel cinema di Lee (la carrellata lungo l?Hudson Bay come ne ?La 25ma ora?)

La sceneggiatura ?ad orologeria? è dell?esordiente Russell Gewirtz, la colonna sonora del fedele Terence Blanchard . Il cast è superbo e oltre ai nomi sopraccitati vi sono anche Willem Dafoe e Chiwetel Ejiofor.

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"Cars – Motori Ruggenti" di John Lasseter

25 Agosto 2006 Commenti chiusi


Come un illusionista che stupisce la platea tirando qualcosa di nuovo dal cilindro la Pixar, nella sua ormai ventennale attività, continua a meravigliarci sempre più regalandoci quella dose di magia indispensabile per poter credere che la vita sia ancora meravigliosa.
Il richiamo al celebre film di Frank Capra non è casuale: ?Cars ? Motori Ruggenti? è denso e pregno di quell?ottimismo nei confronti dell?umana esistenza tipico della società e del cinema statunitense di cui la Pixar esplora di film in film le varie pieghe: la possibilità di avere una seconda occasione da sfruttare, il percorso di formazione e il passaggio quindi da una condizione di totale immaturità ad una di piena conoscenza del vivere, la ricerca di un luogo (dell?anima), magari isolato o apparentemente fuori dal mondo, dove poter rinascere aiutati anche dalla gente del posto e dal fatto che nessuno conosca la tua identità (due film diversissimi tra loro come ?Elizabethtown? e ?A History of Violence?partivano proprio da questo tema).
Ebbene ?Cars? è esattamente questo: la storia di un?auto (da corsa) capace di stare al passo coi tempi (sempre più frenetici) grazie alla sua velocità ma non di godere della vita che, come si sa, scorre invece lenta.

Così Saetta McQueen (lampante omaggio a quel grande attore e appassionato di motori che era Steve McQueen) dapprima interessato esclusivamente alla vittoria nell?ambita Piston Cup si ritrova, dopo esser scivolato giù dal suo tir, nei pressi di Radiator Spring, cittadina sonnolente sulla mitica Route 66 (la prima grande arteria degli USA narrata da Jack Kerouac) dimenticata dai guidatori dopo la costruzione della più moderna autostrada.
Dopo aver combinato vari disastri e aver tentato la fuga, Saetta, messo ai lavori socialmente utili (in poche parole deve riparare il manto stradale?) costretto a far conoscenza delle auto del posto troverà l?amicizia dello scalcinato Carl Attrezzi (sic!), l?amore della Porshe Sally Carrera
e una figura paterna nella vecchia Mustang Doc Hudson (doppiato in originale da Paul Newman, altro patito di motori e protagonista di ?Indianapolis, pista infernale?) oltre ad una lezione fondamentale: l?importante non è l?arrivare ma il viaggiare.

Se ?Gli Incredibili? sfruttavano il successo dei supereroi sul grande schermo, ?Cars? si basa su quello della NASCAR (National Association for Stock Car Auto Racing) popolarissima negli Stati Uniti e un po? meno da noi ma capace di attirare sponsor e pubblico al pari della formula 1 (ne è dimostrazione l?imminente passaggio del colombiano Montoya proprio a questo circuito) ma anche al cinema (?Talladega Nights – La ballata di Ricky Bobby? con Will Ferrell è in testa al box office USA, ?Giorni di tuono? con Tom Cruise ne parlava già quindici anni fa).

La sceneggiatura è ancora una volta il pezzo forte, i meccanismi sono ben oliati e la realizzazione grafica è sempre più sorprendente (il gran premio d?apertura è un concentrato di emozioni a ritmi vertiginosi e colori abbacinanti, vedere per credere) e il merito è di John Lasseter alla regia sette anni dopo ?Toy Story 2?.

Da non perdere l?ormai tradizionale corto che precede il film (dal titolo ?One Man Band?) e i divertentissimi titoli di coda, celebri film Pixar riproposti in chiave automobilistica (da ?Toy Story? a ?Nemo?) e questo perché il successo è tale da autocitarsi ma soprattutto perché la casa di Emeryville, ormai affrancatasi dalla Disney, è l?unica grande fabbrica di sogni del cinema d?animazione rimasta.

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"Domino" di Tony Scott

19 Agosto 2006 1 commento


Tony Scott è sempre stato considerato ingiustamente il ?fratello minore? del ben più noto Ridley superiore tanto in fama quanto per effettiva età anagrafica, mentre sul piano puramente cinematografico ha poco da invidiare al ben più blasonato regista de ?Il Gladiatore? tanto in termini di capacità registica quanto in quelli di poetica autoriale.
Se la prima affermazione trova conferma immediata e unanime (innegabile la padronanza del mezzo cinematografico piegato al più ardito virtuosismo), la seconda potrebbe far storcere il naso a molti e me ne rendo conto.
Eppure Tony Scott nella sua ultraventennale carriera (l?esordio è targato 1983 col fantasioso ?Miriam si sveglia a mezzanotte?) ha esplorato in tutte le sue possibili declinazioni il genere d?azione infarcendolo a seconda dei casi di tronfio patriottismo (?Top Gun?), eccessi tarantiniani (?Una vita al massimo?) e riflessioni sul senso della vendetta (?Man on fire?).

Il suo ultimo film uscito in Italia (con più di un anno di ritardo) è ?Domino? collegabile proprio agli ultimi due titoli indicati: protagonista, infatti, è Domino Harvey (Keira Knightley), figlia di una modella e dell?attore Lawrence Harvey, interprete di ?Va e uccidi?(citato in una delle prime scene) e candidato all?Oscar come non protagonista, una ragazza ribelle di natura e nei modi, dalla vita estrema (nella realtà è morta d?overdose durante le riprese) caratterizzata dal rifiuto degli agi derivanti dalla sua condizione e dall?insolita attività di cacciatrice di dtaglie.

La prima parte, merito di una partenza a razzo, è convincente soprattutto nel mostrare Domino alla ricerca della propria dimensione (umana e spirituale) attraverso un?esistenza fuori dagli schemi e del tutto borderline (ecco il punto di contatto con ?Man on fire?) mentre nella seconda s?inserisce una sottile critica al sistema dei reality show e del mondo dello spettacolo che ricorda vagamente quel ?Natural Born Killers? di Oliver Stone (casualmente anch?esso nato da un?idea di Tarantino) che possedeva il medesimo ritmo di ?Una vita al massimo? al quale ?Domino? vorrebbe puntare.
Il risultato invece è sotto la media, l?ultima mezz?ora centrifuga di tutto e di più (mafia, terrorismo, attacco all?assistenza pubblica statunitense?) manca un reale approfondimento della donna Domino e della sua scelta di vita così atipica, sul come l?eccesso e la violenza possano lenire i mali dell?anima, su come sia più facile distruggersi in un mondo fatto di finzione come quello Hollywoodiano che in quello vero.
La durata in compenso è eccessiva e i troppi buchi di sceneggiatura (firmata da Richard Kelly, regista di ?Donnie Darko?) sono mascherati attraverso ripetuti flashback e flashforward, un montaggio ellittico, serrato e una fotografia sporca (quasi un marchio di fabbrica del regista, da ?Nemico Pubblico? a ?Spy Game?).

Di prima scelta (su questo Scott non si smentisce) il cast: oltre alla gia citata Knightley il redivivo Mickey Rourke, Lucy Liu, Christopher Walken e in parti di contorno Jacqueline Bisset, la cantante Macy Gray e le ex star di ?Beverly Hills 90210? Ian Ziering e Bryan Austin Green.

?La scheda del film su IMDb?

?Il sito ufficiale?

?Il trailer originale?

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