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Valere 25 dollari – Michael Clayton, Tony Gilroy

11 Ottobre 2007

Per scrivere di Michael Clayton, esordio dello sceneggiatore Tony Gilroy dietro la MdP, riprendo alcuni concetti espressi  nei commenti a post di Delirio Cinefilo sullo stesso film, per spiegare come quello che consideravo un potenziale "prodotto medio, un legal thriller sulla scia di Grisham, alla ‘Il Socio‘, sia invece qualcosa di ben più profondo.

L’ultimo uomo sulla terra 

Michael Clayton è un film sulla contemporaneità, sulla complessità di comprendere la contemporaneità, su quanto sia così intricata da apparire oscura, "quello che Scurati su Duellanti definiva "oscuro quanto l’inintelligibilità del mondo di oggi", un cinema che prende atto di questo e che non spiega. In questo è sulla stessa lunghezza d’onda di Syriana, Babel, Miami Vice".

In Michael Clayton i fatti, le azioni si succedono con impressionante rapidità – una tensione che asseconda il climax ascendente proprio di quei legal thriller così stereotipati -, lo spettatore, davanti ad allo scorrere della vita, dell’esistenza, del quotidiano, da rimanere quasi spiazzato, incapace di capire i fatti mostrati sullo schermo.

Vediamo persone che s’incontrano, parlano, telefonano, tutto senza soluzione di continuità, in un così libero fluire che vuole essere esemplare. 

 

Michael Clayton non è un film avviluppato è, bensì, nel suo magmatico, caotico – ma anche freddamente matematico – muovere le fila di un uomo – un pesce piccolo – comune e di un sistema gigantesco dal quale scegliere se farsi fagocitare o contrapporsi (Come Theo Faron ne I figli degli uomini, Michael Clayton possiede un punto di vista scopico di quello che ruota intorno a lui, per poi acquisirne uno cognitivo e, infine, uno epistematico. Michale Clayton dapprima vede, poi sa e, infine, agisce), un film sviluppato

In questa lotta impari, rivisitazione dell’epica "Davide contro Golia", chi combatte la battaglia non può avere alleati, non può avere sostegni esterni. Nel suo tentativo di portare a galla la verità Michael Clayton è solo. 

Vedere, sapere, fare  

"E’ la dimensione manniana del ‘vincitore che non vince’ (…), la solitudine del personaggio, il suo essere contro tutti/avere tutti contro, l’isolamento dell’uomo postmoderno (o post-postmoderno)". 

Come il miglior Michale Mann insegna, certe battaglie per essere combattute e vinte richiedono sacrifici tali da metterne in discussione l’esito. Ovvero: ho vinto, è vero, ma cosa rimane di me adesso? Chi sono io adesso?

Vincent Hanna in Heat, Jeffrey Wigand e Lowell Bergman in The Insider, la coppia di poliziotti di Miami Vice sono tutti uomini accomunati dalla scelta, segnati dalle sue conseguenze e dalla rassegnazione che tutto possa tornare come prima. 

 

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  1. 21 Ottobre 2007 a 23:44 | #1

    ottimo scritto, peccato sia stato un film piuttosto incompreso…è un piacere leggerti anche sulle pellicole cinematografiche. ciao..!

  2. 22 Ottobre 2007 a 16:51 | #2

    a me, purtroppo, non ha convinto più di tanto, questo film

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