Archivio

Post Taggati ‘anton’

Electrical Storm – Anton Corbijn (Director), U2 (Artist)

16 Ottobre 2007 Commenti chiusi

Il bianco e nero – tratto distintivo – di Anton Corbijn; Larry Mullen finalmente protagonista che non sfigura al fianco di Samantha Morton, al contrario attrice consumata; memorie di amori sommersi alla Jean Vigo; Bono sul treno dei ricordi, la band sulla ghiaia magnetica e gelida quanto la stagione dell’amore; la sirena, il suo desiderio e l’obbligo di fare i conti con l’impossibilità di dividere un amore con ciò che da te è diverso; distanze invisibili sul selciato, corpi lì abbandonati a se stessi. Mezzanotte, l’incantesimo si rompe. L’epifania di un cervo elettrico è solo un flash di questa tempesta. E’ ora di tornare.

Prosegui la lettura…

In Your Room – Anton Corbijn (Director), Depeche Mode (Artist)

21 Settembre 2007 2 commenti


Il video-clip dell’omonimo brano del 1993 è diretto da Anton Corbijn. Oltre alla consueta alternanza del colore e del bianco e nero, al fine di distinguere i piani della narrazione, questa volta l’aspetto più interessane è il riutilizzo, la citazione (mai però autoreferenziale ne tantomeno celebrativa, di una band allora ai vertici) dell’immaginario figurativo dei clip dei Depeche.
L’azione si snoda tra una strana stanza (quella allusa dal titolo della canzone), spoglia e con un drappeggio rosso per sfondo (quasi una reminiscenza della Red Room lynchana), dai colori fortemente saturati, e una zona desertica (la stessa del video di I feel you, riconoscibile dall’albero di Joshua, altro topos dell’opera di Corbijn) in cui si muove una modella che reinterpreta ruoli e figure dell’immaginario Depeche (riconosciamo Personal Jesus, Enjoy the silence, I Feel You, Walking in my shoes) a cui attinge sfogliando le pagine di un catalogo fotografico (d’immagini dello stesso Corbijn). A pervadere ogni inquadratura una lampadina, il cui significato rimane oscuro.
Video importato

YouTube Video

Categorie:Cinema Tag: , , , , , , , ,

Barrel of a Gun – Anton Corbijn (Director), Depeche Mode (Artist)

14 Agosto 2007 1 commento

Barrel of a Gun è un brano dei Depeche Mode contenuto nel cd Ultra, uscito nel 1997 a distanza di quattro anni dal precedente Songs of Faith and Devotion. Questo lasso di tempo è stato segnato principalmente dalla profonda, apparentemente senza via d’uscita, crisi vissuta da Dave Gahan, frontman della band ormai schiavo dell’eroina tanto da arrivare a tentare il suicidio (verrà salvato per un pelo dalla vasca dell’hotel in cui si trovava), la cui diretta conseguenza sarà l’abbandono del batterista Alan Wilder.
A fronte di tanti cambiamenti, significativo è il proseguimento della collaborazione artistica con Anton Corbijn che può così portare avanti il suo lavoro di sperimentazione insieme ai Depeche (ormai ridotti ai tre soli Fletcher, Gahan e Gore).

Il video-clip si riallaccia al testo della canzone – segnatamente, all’espressione "Whatever I’ve done I’ve been staring down the barrel of a gun" ovvero: qualunque cosa abbia fatto era come stare nella canna di una pistola – il cui significato allusivo è quello della condizione vissuta dallo stesso Gahan che fin dalle prime sequenze troviamo letteralmente immerso in una vasca in attesa che la dose faccia effetto, mentre poco prima dello stacco era steso su un letto preda di contorcimenti vari. Successivamente, lo vediamo muoversi in uno strano appartamento, alle prese con un nastro contenente tante piccole palline di un’imprecisata sostanza (la Sostanza, cui Gahan e il suo alterego – ma non troppo – non possono resistere). In questa prima parte, il video è caratterizzato dall’uso di colori dapprima molto accesi e poi freddi a seconda dell’ambiente di riferimento.

Prosegui la lettura…

Categorie:Cinema Tag: , , , , , , ,

Walking in My Shoes – Anton Corbijn (Director), Depeche Mode (Artist)

3 Agosto 2007 1 commento

Il video-clip di Walking in my shoes, brano contenuto in Songs of Faith and Devotion del 1993, rappresenta l’apice creativo della fruttuosa collaborazione fra Anton Corbijn e i Depeche Mode, sodalizio avviatosi – con la regia di A question of time – a metà degli anni Ottanta ma che non si limiterà solo al campo dei video, bensì abbraccerà nella sua totalità (dalle cover degli album sino agli allestimenti live) la componente visiva della band.

Il fondamentale e stimolante apporto di Corbijn allo stile Depeche, raggiunge qui i vertici del suo talento immaginifico. Attraverso la fusione di ricchi, colti riferimenti pittorici – su tutti l’opera di Hyeronimus Bosch -, e il mantenimento/esasperazione dei propri stilemi (segnatamente, un bianco e nero molto contrastato affiancato ad immagini dai colori accesi, sovente granulosi), Corbijn riesce ad illustrare, nei pochi ma densi minuti (5 per l’esattezza) di durata del clip, un microcosmo autonomo popolato da singolari figure, umane e non, "sequenza di stupendi scatti tra solitudine contemporanea e medievalismi acidi" (Domenico Liggeri), riprese in campo lungo o primo piano, sfruttando l’effetto di profondità dato dal pur posticcio sfondo sfondo, ritoccato al chroma key.

Prosegui la lettura…