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Post Taggati ‘lynch’

Urban Hymns – La dimensione urbana nei videoclip di Demme, Gondry, Lynch e Stern

12 Ottobre 2007 1 commento

Storie di uomini (e donne) da marciapiede. Quattro clip accomunati da due elementi basilari: la strada e le persone che la calpestano. Gente comune ritratta nella più comune esplorazione dell’ambiente urbano. Come sfondo, case, cose, esseri umani; al centro dell’attenzione, la più elementare delle nostre pulsioni, uscire da un ambiente chiuso e darsi/scoprire il mondo, declinata in quattro differenti forme da quattro differenti artisti – del cinema prestato al video (Demme, Lynch), del video prestato al cinema (Gondry), del video vero e proprio (Stern).

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Il fascino indiscreto del rapimento (estatico) lynchano

2 Ottobre 2007 Commenti chiusi

"Dobbiamo tutti essere coscienti del potenziale disastro che ci attende in ogni momento del giorno". Francis Bacon

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Quest BLOG è MORTO? Forse NO

17 Giugno 2007 8 commenti


"Questo blog è morto". A distanza di mesi, come un comatoso che ogni tanto offre un accenno, un segno appena tangibile del suo legame con questo mondo, ecco che torna a comparire su questa pagina un post. Poche righe in realtà, sufficenti comunque per attestarne lo stato di salute, per nulla foriere di una possibile ripresa (perlomeno in pianta stabile) delle trasmissioni. In Lost Highway di David Lynch, film unico nel suo genere – l’aggettivo che mi viene in mente è ectoplasmatico – mai doverosamente apprezzato, il protagonista Fred Madison, sassofonista e uxoricida (?), riceve una chiamata al citofono. La frase pronunciata, dal significato oscuro, oscuro quanto il film stesso, è "Dick Laurent è morto". Il latore del messaggio è sconosciuto, tanto a Madison quanto a noi, spettatori ridimensionati del cinema lynchano, ignari del significato di quella voce priva di qualsiasi referente sullo schermo – o forse no? Chi meglio di David Lynch ha compiuto uno studio sul ruolo del sonoro al cinema? Chi meglio di Michel Chion ne ha indagato i percorsi? – al pari dello stesso Madison. Alla fine della film, dalla struttura perfettamente circolare – che Riccardo Caccia, nel "suo" Castoro, paragona al cosiddetto Nastro (o anello) di Möbius – Madison e noi ci ritroviamo esattamente al punto di partenza, dotati però entrambi di una nuova consapevolezza. Lampante esempio di significato/verità sintomatica. Chi ha visto il film sa di cosa parlo, agli altri riservo la sorpresa. Tutto questo per spiegarvi come anche a me sia successa la stessa cosa con questo blog. La sua morte me l’ha comunicata qualcuno. E forse ero sempre io. P.s Questo non vuole essere un epitaffio, bensì una comunicazione come minimo doverosa per color che questo blog lo hanno letto o lo leggeranno.

Nei labirinti della mente: INLAND EMPIRE

11 Febbraio 2007 4 commenti

"Ogni essere umano ha un dono speciale, l’intuito. Viene dall’insieme di ragione ed emotività, quando pensiero e cuore s’incontrano. Ciascuno lo ha, basta sentirlo. Si usa nella vita di ogni giorno, perché non davanti ad un film?". Queste frase, pronunciata da David Lynch, dovrebbe campeggiare all’ingresso di ogni cinema, a mo’ di verso dantesco, consiglio e ammonimento per gli spettatori invitati ad accantonare la propria renitenza di fronte ad un film certamente di difficile, quasi impossibile, comprensione e a non inseguire inutilmente il filo della logica ma di abbandonarsi e perdersi nel dedalo sapientemente costruito da Lynch.

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"Dune" di David Lynch

12 Maggio 2006 2 commenti


Nell?anno 10191 l?universo conosciuto è governato da un impero galattico retto da Shadam IV e basato su un sistema feudale comprendente vari casati nobiliari in perenne lotta tra loro per la spartizione del potere esattamente come le famiglie Atreides e Harkonnen.
L?occasione per entrambe di ampliare la propria influenza coincide con l?incarico governativo di amministrare il desertico pianeta Arrakis, l?unica riserva della più importante e pregiata sostanza conosciuta, la spezia, il cui utilizzo permette di viaggiare nello spazio superando le barriere del tempo in modo da raggiungere luoghi altrimenti inaccessibili.
Gli interessi in gioco sono altissimi, è chiaro che il controllo della pregiata risorsa coincida con quello della suprema autorità su tutto e tutti e per questo l?imperatore invia i fidati Atreides a controllarne l?estrazione sostenendo al tempo stesso, e di nascosto, la fazione avversaria degli Harkonnen.
Alla guida degli Atreides vi è il duca Leto, accompagnato dalla moglie Jessica e dal giovane figlio Paul addestrato all?arte del combattimento e del comando e dotato di straordinarie facoltà mentali.
La madre, infatti, è un ex membro della setta Bene Gesserit da sempre alla ricerca del Kwisatz Haderach, l?essere supremo in grado di riportare l?unità e la forza nell?universo.
Sul pianeta gli Atreides subiranno il tradimento imperiale e l?attacco degli Harkonnen, Leto sarà ucciso mentre Paul e la madre riusciranno a fuggire e ad ottenere l?appoggio della popolazione locale dei Fremen, legati indissolubilmente alla spezia e dalle pupille di colore blu (conseguenza diretta del contatto con la stessa sostanza).
I Fremen attendono con ansia l?arrivo di un messia in grado di liberarli dalla schiavitù e di condurli alla vittoria e di trasformare Dune da immenso deserto a grande pianeta verde e proprio per questo conservano in caverne sotterranee l?Acqua della Vita in grado di rendere realtà il loro sogno e di rivelare le reali capacità di colui che la beve.
Paul supererà l?ardua prova e alla guida degli indigeni a cavallo dei colossali vermi della sabbia rovescerà la dittatura dei crudeli Harkonnen e del corrotto imperatore affrancando così Dune dal controllo esterno rendendolo finalmente indipendente grazie alla spezia.

Il film fu prodotto da Dino De Laurentiis all?inizio degli anni ?80 quando il genere fantascientifico, rinvigorito dai successi di ?Guerre Stellari?, ?Alien? e ?Blade Runner?, appariva uno dei più sicuri in termini di successo di pubblico e ritorno economico.
Lo storico produttore italiano emigrato negli USA e reduce dai flop dei remake di ?King Kong? e ?Flash Gordon? individuò in ?Dune? di Frank Herbert il progetto su cui puntare essendo un romanzo molto popolare (vincitore del prestigioso premio Hugo) affascinante, voluminoso, dalle marcate reminescenze bibliche ma sostanzialmente difficile da trasferire sul grande schermo in quanto basato su ricorrenti monologhi interiori, e per via del gran numero di personaggi.
Ci aveva già provato il regista sudamericano Alexander Jodorowsky (che pensò a Salvador Dalì come imperatore, un?idea confermata da Amanda Lear all?epoca compagna dell?artista) ma senza successo, il primo cui venne offerto l?incarico fu Ridley Scott che rifiutò mentre George Lucas era ben lungi dal mettersi alle dipendenze di qualcun?altro.
L?uomo adatto fu individuato in David Lynch, geniale autore statunitense che aveva esordito col complesso ?Eraserhead? ed era giunto alla ribalta internazionale grazie al capolavoro ?The Elephant Man?.
Furono contattati alcuni dei migliori esperti degli effetti speciali come Anthony Masters (che curò ?2001: Odissea Nello Spazio? di Kubrick), Kit West e il fresco vincitore dell?Oscar (per ?E.T.?) Carlo Rambaldi, per le musiche i Toto e Brian Eno le cui atmosfere create al sintetizzatore si accompagnavano a brani classici di Beethoven e Cherubini.
Lynch sperimentava gradualmente su cast ed apparato scenico (la fase di riprese e la post ? produzione durarono sei mesi ciascuna) senza l?ausilio di storyboard rendendo così la lavorazione interminabile: era evidente che il suo gigantismo avrebbe finito per scontrarsi con la disponibilità economica di De Laurentiis.
Gli attori scelti erano nomi più o meno conosciuti tra i quali José Ferrer, Max Von Sydow, Sean Young, la rock star Sting, Silvana Mangano, Linda Hunt, Freddie Jones, Brad Dourif, Dean Stockwell e l?esordiente Kyle MacLachlan (futuro attore feticcio di Lynch) per il ruolo del protagonista Paul Atreides.
Le riprese furono realizzate nel deserto messicano, in studio quelle su blue screen (tecnica allora agli albori) e quelle dei modellini in scala e meccanici per circa un anno di lavoro.
Completato per il 1984, ?Dune? sarebbe dovuto essere il film evento della stagione oltre che diventare un campione d?incassi ma le cose non andarono esattamente così: il pubblico si trovò disorientato di fronte ad un film effettivamente poco comprensibile sul piano narrativo, troppo lungo e, soprattutto, privo di colpi di scena e sufficiente azione.
Visivamente non era neanche un grande spettacolo data la resa di gran lunga inferiore rispetto ad un più moderno ?Guerre Stellari? e questo sia per la concezione ?poco fantascientifica? del futuro presente nello stesso romanzo sia per le tecnologie utilizzate in fase produttiva.
Un flop al botteghino, una nomination agli Oscar per il sonoro e, come succede in casi di grandi produzioni penalizzate dagli incassi, più versioni tra cui una apocrifa firmata Alan Smithee (pseudonimo usato da quei registi che disconoscono l?opera) ovvero lo stesso Lynch che rifiutò il montaggio di tre ore fatto per la Tv mentre rimane avvolta nel mistero la presunta edizione integrale di 5/6 ore.
Ad ogni modo è possibile cogliere echi della poetica del regista grazie a situazioni legate all?inconscio e alla dimensione onirica (presenti in tutta la filmografia di Lynch, da ?Velluto Blu? a ?Twin Piks? fino a ?Mulholland Drive?) così come i riferimenti ai Testi Sacri (l?attesa del messia, il rito dell?Acqua della vita simile alla comunione, la traversata del deserto degli oppressi Fremen etc.) mentre oggi la trama appare quantomai attuale per via di certi aspetti ?politici? (la spezia come il petrolio) che potrebbero suggerire l?idea di un remake.

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